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REGGIO UNA COLONIA CALCIDESE DELLO STRETTO

L’antica città di Rhegion fu fondata alla fine dell’VIII sec. a.C. da greci provenienti dalla città di Calcide, sull’isola di Eubea e da Messeni, in un’area strategicamente importante a controllo dello Stretto. Il luogo fu indicato dal Dio Apollo che suggerì di fondare una nuova città in un luogo riconoscibile per la presenza, in prossimità di un fiume, di una vite che si avvinghia ad un fico selvatico. Rhegion, favorita dalla sua posizione geografica, divenne un’importante centro culturale, politico e commerciale del Mediterraneo, le cui sorti furono strettamente legate alla città consorella Zancle-Messina.

La città di Reggio a partire dalla sua fondazione, insiste all’incirca sulla stessa area, è un sito pluri-stratificato, con attestazioni attribuibili a diverse epoche storiche. L’organizzazione urbana della città antica, si conosce solo parzialmente, ma una cosa certa è  dovette rispettare i canoni urbanistici tipici delle polis greche.

I RESTI DEL SANTUARIO DEDICATO A DEMETRA/KORE

Il santuario denominato “Griso Laboccetta” è l’unica area sacra della città greca di cui resta testimonianza tangibile. La denominazione deriva dal nome del proprietario del fondo in cui fu individuati i resti nel 1845 e poi nel 1883. A più riprese l’area fu oggetto di scavi che consentirono di ipotizzare la presenza di un luogo di culto, inizialmente extraurbano e poi inglobato dentro la città ellenistica. Quel che ne resta oggi è localizzato tra le vie del Torrione, Tripepi, 2 Settembre e Palamolla, ma in origine doveva occupare uno spazio molto più ampio ed articolato. Sin dalle prime scoperte, grazie al rinvenimento di una gran quantità di materiale votivo in stipi, si comprese che doveva trattarsi di un’area sacra; la tipologia degli ex voto suggerì di attribuire il santuario ad una divinità femminile, identificabile con la dea Demetra e/o la figlia Kore. Il materiale più antico qui rinvenuto fa risalire la nascita dell’area sacra alla seconda metà del VII sec. a.C., anche se probabilmente era già frequentato in età protostorica. Il santuario fu attivo per un lungo periodo, almeno fino ad età romana imperiale, quando si aggiunsero altri culti non strettamente legati alle due divinità femminili.

Purtroppo, quello che oggi si conserva si riduce a mura di fondazione di edifici la cui pianta non è facilmente ricollegabile ad una specifica funzione. La struttura meglio conservata consiste in un ambiente, attribuibile alla fine del V-IV secolo a.C., probabilmente attribuibile ad un thesauròs (deposito degli oggetti donati e consacrati alle dee). E’ presumibile che l’elevato fosse stato realizzato in mattoni crudi con copertura lignea e rivestimenti in terracotta policroma. Molto probabilmente in origine il santuario era organizzato in diversi edifici di culto, non grandi e variamente articolati.

IL RILIEVO FITTILE DELLE FANCIULLE DANZANTI O IN FUGA

Tra il materiale rinvenuto spicca la lastra in terracotta policroma raffigurante in rilievo due figure femminili, realizzata intorno al 520-500 a.C., vero e proprio capolavoro delle manifatture reggine in stile ionico. Il reperto era probabilmente  pertinente ad un altare o era la parte architettonica di un edificio. Le due fanciulle raffigurate sono in movimento verso destra, con le ginocchia piegate e si appoggiano reciprocamente la mano sulla spalla, come se, appunto, stessero danzando. Indossano ricche vesti con finiture dipinte di nero, la capigliatura è dorata.

Il reperto costituisce oggi uno dei pezzi più interessanti delle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.

Vincenzo Cannizzaro Nudo Accademico

Bassorilievo in terracotta dipinta, ribattezzato “lastra Griso Laboccetta” che rappresenta due fanciulle di stile arcaico in movimento (VI sec. a.C.)

GLI EX VOTO I DONI ALLA DEA

Nel corso dei differenti scavi è stato rinvenuto un gran numero di materiale votivo. Gli archeologi definiscono questi reperti come ex voto, poiché si tratta di manufatti ceramici (vasi di varia provenienza, di dimensione naturale o miniaturistica e anche piccole statuette) che per devozione venivano offerti alla divinità. La tipologia del materiale votivo suggerisce di attribuire il santuario ad una divinità femminile, in particolare a Demetra.  Il vasellame è di varia provenienza: corinzia, orientale, attica, laconica e naturalmente locale. Tra la ceramica locale spicca la produzione denominata “calcidese”, databile alla seconda metà del VI secolo a.C., e di cui si è ipotizzato l’origine reggina.

È stato rinvenuto anche un gran numero di statuine di terracotta: figure femminili, identificabili con la divinità stessa, seduta in trono o alzata, o con le offerenti che espletavano i riti.

IL CULTO DI DEMETRA E DELLE DIVINITA’ SOTTERRANEE

Il culto di Demetra era ampiamente diffuso nella Grecia continentale e nella Magna Grecia. Questo culto rivestiva una particolare importanza nelle città siceliote, alle quali Reggio era strettamente legata. La dea Demetra aveva valenze ben precise: agrarie, chtonie, connesse alla fertilità ed alla kalligeneia. Generalmente, le aree sacre erano localizzate fuori dal circuito urbano, in vicinanza di boschi e di fonti d’acqua. Demetra e la figlia Kore sovrintendevano alle pratiche dell’agricoltura ed al matrimonio, intesi come fondamenti della società civile, erano garanti della fertilità della terra e della donna; in particolare Kore, in quanto sposa di Hades, dio degli inferi, era signora  dell’oltretomba. In onore di Demetra si svolgevano cerimonie tre volte l’anno, riservate alle donne, tra cui ricordiamo le Thesmophorie e i misteri eleusini, e si celebravano riti connessi anche al passaggio all’ età adulta.  Le offerte erano legate al matrimonio, al parto, alla liberazione delle schiave, a guarigioni, ai pasti sacrificali.

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